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Scritto da Bruno   
I tre motivi per potare

Quando potare?

Brevi considerazioni sul miglior periodo di potatura

Durante la nostra esperienza ci siamo spesso confrontati con i nostri colleghi sul tema del periodo di potatura. Abbiamo notato che nella maggior parte dei casi non ci si cura granché di quale sia il periodo ottimale per intervenire. D'altro canto, non esistendo leggi che regolamentino la materia, abbiamo osservato che ciascuno si comporta come meglio crede. In realtà ciò è vero solo limitatamente al verde urbano, per i tagli in foresta1 esistono prescrizioni atte a salvaguardare le piante da infestazioni (attacchi di insetti), infezioni (attacchi fungini) ed a non arrecare disturbo ai riti riproduttivi della fauna (gallo cedrone, picchio verde e molti altri). Queste limitano i tagli al solo periodo invernale.

In definitiva, nonostante ciascun operatore del settore si regoli secondo le proprie necessità o secondo il comune "sentire", in realtà è l'inverno il miglior periodo per potare.

La potatura rappresenta un trauma per l'albero, tanto maggiore quanto maggiore è l'entità della potatura stessa, con possibili conseguenze in termini di salute e quindi della sua stabilità futura.

Le ferite prodotte dal taglio costituiscono una via di ingresso preferenziale per i patogeni (come funghi ed insetti), potendo in alcuni casi trasformarsi in vere e proprie epidemie.

Alcune malattie nel passato sono proprio state diffuse da potature condotte con tecniche non adeguate o effettuate nei periodi sbagliati:

  • la grafiosi dell'olmo ha decimato la popolazione di olmo europeo nel secolo scorso, gli olmi vengono infettati dalle spore di un fungo (Ophiostoma ulmi) veicolato da insetti scolitidi. L'emissione di composti volatili (VOC) dalle ferite della potatura attrae gli insetti;
  • il cancro colorato del platano viene trasmesso da pianta a pianta proprio tramite la potatura, se gli attrezzi utilizzati non vengono sterilizzati.

Lo schema seguente riassume ciò che si conosce circa le potature degli alberi decidui (che perdono le foglie in inverno, come la quercia) durante le varie stagioni:

  • In primavera avviene la traslocazione delle riserve accumulate nella stagione precedente nel fusto a livello delle gemme; tagliando i rami neo-formati si priva la pianta della sua parte a maggior contenuto energetico esponendola a deperimento e quindi ad attacchi di vario genere.
  • In estate dopo il taglio le ferite emettono una moltitudine di essenze volatili (VOC) che attirano attacchi di insetti (xilofagi e fillofagi) numerosissimi in questo periodo dell'anno.
  • In autunno il taglio di grossi rami in un periodo vicino alla stasi invernale comporta tempi di cicatrizzazione piuttosto lunghi, inoltre la notevole umidità atmosferica favorisce la diffusione delle spore dei funghi ed il conseguente ristagno all'interno delle ferite delle potature.
  • In inverno le piante (sia conifere che latifoglie) sono in stasi, il numero dei potenziali portatori di attacchi e quindi il rischio del verificarsi di infestazioni o infezioni è basso.

E' l'inverno, quindi, il periodo ottimale in cui operare interventi sugli alberi che perdono le foglie. A partire dalla primavera fino all'autunno potare significa indebolire l'albero.

Gli alberi sempreverdi (come il pino, il cedro, l'alloro), mantenendo la capacità di accrescersi lungo tutto l'anno (almeno quelli vegetanti in climi clementi come nel centro sud Italia), non seguono un ritmo di stasi invernale e crescita estiva come gli alberi decidui. Nonostante questo, di tutte le stagioni è comunque l'inverno il periodo ottimale a causa del basso rischio di attacchi di patogeni.

Diverso è il discorso per l'abbattimento: per abbattere un albero non vi sono prescrizioni da osservare tranne quella di richiedere l'autorizzazione alla amministrazione competente.

Bruno De Cinti e Marco Bascietto sono professionisti forestali che utilizzano la tecnica del tree-climbing per potare e abbattere piante di alto fusto.

Contatta Dendrocultura per qualsiasi consulenza.

1 il taglio nel governo a ceduo si può assimilare ad una capitozzatura alla base considerando la ceppaia come organo superstite anziché il fusto