Stadio di infestazione del Punteruolo rosso nel LazioIl punteruolo rosso, famigerato coleottero che si ciba delle palme nel suo stadio larvale, continua la sua inarrestabile avanzata nel territorio laziale. Nella determina C0472 del 03 marzo 2010, il Servizio Fitosanitario Regionale ha individuato le nuove zone cuscinetto e le nuove zone di insediamento dell'insetto.Vediamo brevemente cosa è cambiato rispetto al 2009 a livello provinciale. Frosinone La provincia di Frosinone è stata quella che ha risentito maggiormente dell'attacco nell'ultimo anno. Ben 14 nuovi comuni sono stati classificati come zone di insediamento e numerosi altri sono ora zone cuscinetto LatinaLa provincia di Latina, già pesantemente provata dall'infestazione, vede 5 comuni passare da zona di cuscinetto a zona di infestazione ed 1 comune (Ponza) eliminato dall'elenco delle zone cuscinetto. RomaAnche nella provincia di Roma l'infestazione è in attiva espansione. Ben 22 comuni passano dalla zona cuscinetto a quella di insediamento. 21 sono i comuni che entrano nell'elenco delle zone cuscinetto. ViterboLa provincia di Viterbo, finora solo sfiorata dall'infestazione vede il comune di Tarquinia passare da zona cuscinetto a zona di insediamento, mentre 7 comuni si aggiungono all'elenco delle zone cuscinetto. Abbiamo preparato una tabella riassuntiva dei cambiamenti, utile per tracciare l'espansione dell'infestazione. In un prossimo articolo esamineremo le novità normative che interessano i proprietari di palme infestate. Contatta Dendrocultura per qualsiasi consulenza. |
Come distinguere i 3 principali cedri?I cedri sono tra gli alberi ornamentali di prima grandezza più diffusi nelle città italiane, nonostante nessuno sia attualmente endemico del nostro territorio. I cedri più coltivati sono 3: - Cedro dell'Atlante (Cedrus atlantica (Endl.) Carr.), spontaneo dell'Algeria e del Marocco
- Cedro del Libano (Cedrus libani (D. Don) Loudon, spontaneo in Turchia meridionale, Siria e Libano
- Cedro dell'Himalaya (Cedrus deodara Loud.), spontaneo delle pendici meridionali dell'Himalaya
Le differenze morfologiche fra i cedri sono modeste tanto più che sono specie interfeconde e tendono quindi a mescolare i loro caratteri, inoltre esistono delle cultivar ornamentali che rendono ancor più incerta l'esatta determinazione. In comune i tre cedri hanno il temperamento moderatamente eliofilo (esigente di luce) e le grandi dimensioni della chioma e dell'appartato radicale con conseguente esigenza di ampi spazi per soddisfarne i bisogni. Principali caratteri morfologici dei tre cedri | | C. deodara (Himalaya)
| C. libani (Libano)
| C. atlantica (Atlante)
| Lunghezza aghi
| Più di 2,5 cm
| Tra gli 0,8 e i 2,5 cm
| Forma dei coni (pigne)
| Appuntiti, tondeggianti
| Ovoidali, troncati ma poco incavati all'apice
| Ovoidali, nettamente incavati all'apice | | Orientamento dei rami | Generalmente orizzontali
| Generalmente verso l'alto o decisamente ascendenti
| Direzione dei getti terminali
| Penduli
| Eretti
| Densità della chioma
| Rada/densa | Densa
| Rada
| Colore della chioma
| Verde cupo | Verde glauco | | Forma della chioma | Piramidale | Tabulare, spesso policormica
| Piramidale | | Orientamento della cima | Inclinata (nido di cicogna) | Eretta | In sintesi, come regola generica, se il cedro è piantato in un giardino pubblico, specie se storico, potrebbe essere del Libano. Se il cedro ha i rametti penduli è un cedro dell'Himalaya, se la chioma è glaucescente è un cedro dell'Atlante. Per una determinazione più precisa abbiamo realizzato una semplice chiave dicotomica: - Chioma tabulare, densa o molto densa, di colore verde cupo molti rami ascendenti che vanno a contribuire al cimale del fusto principale: Cedro del Libano
Chioma piramidale, rada o mediamente densa, di colore verde cupo o glauco, rami orizzontali o parzialmente ascendenti: - Chioma di colore verde cupo, rami orizzontali, rametti terminali penduli, aghi lunghi più di 2,5 cm e fino a 5 cm: Cedro dell'Himalaya
Chioma di colore generalmente glauco o glaucescente, rami generalmente orizzontali o ascendenti, rametti terminali eretti, aghi lunghi non più di 2,5 cm: Cedro dell'Atlante
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Tre pini diversi? I pini tipici del paesaggio costiero laziale e della capitale sono tre: il pino marittimo (Pinus pinaster Ait.), il pino d'Aleppo (Pinus halepensis Mill.) ed il pino domestico (Pinus pinea L.). I tre pini sono simili per ciò che riguarda la loro peculiare notevole esigenza di luce ma costituiscono specie distinte sia morfologicamente (l'aspetto di chioma e radici) sia per le loro esigenze ecologiche (clima e terreno) anche se vengono spesso confuse fra loro.  Il pino domestico Il pino che classicamente predomina il paesaggio della campagna romana è il pino domestico, detto anche romano o da pinoli (foto a sinistra). Dei tre pini il domestico è quello che meno si è adattato al clima mediterraneo e che necessita di una discreta piovosità ma contemporaneamente di suoli sciolti e fertili che non consentano ristagni idrici (come quelli argillosi) che lo espongono ad attacchi di marciumi radicali (Heterobasidion annosum) e ne impediscono lo sviluppo radicale. Data la sua imponente chioma che a maturità assume la tipica forma ad ombrello, il pino domestico necessita di ampi spazi di crescita, non certo quelli angusti fra i condomini cittadini che tanto frequentemente si incontrano! Il pino domestico necessita quindi di una buona piovosità e di terreni fertili e non argillosi, ricchi di sostanza organica, condizioni queste, non facili da trovare nei terreni di riporto della capitale. |
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L'assorbimento di Carbonio delle foreste
Il protocollo di Kyoto e i successivi accordi permettono di utilizzare il maggiore Carbonio assorbito dalle foreste come credito di ridotte emissioni per bilanciare (offset) le reali emissioni prodotto da qualsiasi impianto inquinante.Uno dei punti nodali per determinare l'offset è di quantificare lo scambio dei gas serra tra l'atmosfera, la vegetazione terrestre e i suoli attraverso la fotosintesi, la respirazione, la decomposizione e la combustione. In bosco il Carbonio è stoccato in comparti i cui principali sono: - biomassa epigea, ovvero la sostanza organica viva sopra terra,
- biomassa ipogea, ovvero la sostanza organica viva sotto terra,
- necromassa, ovvero la sostanza organica morta nel legno,
- lettiera, ovvero la sostanze organiche morta situata sulla superficie del suolo, come rami, foglie e animali,
- sostanza organica nel suolo.
Oltre ai comparti strettamente localizzati in foresta occorre anche considerare i prodotti legnosi che da lei vengono ritratti dopo il taglio, come le travi, i pali, le assi in legno, che al contrario della legna da ardere, costituiscono serbatoi di Carbonio sequestrato dall'atmosfera quasi permanenti. Gli inventari del Carbonio
Uno dei metodi per contabilizzare il Carbonio stoccato in foresta è quello di inventariare le specie vegetali presenti secondo metodologie comuni a quelli degli inventari forestali.La ripetizione di più inventari su siti di riforestazione o miglioramento boschivo, in momenti diversi, fornisce la valutazione della effettiva riduzione delle emissioni di Carbonio. I professionisti di Dendrocultura (Bruno De Cinti e Marco Bascietto) hanno esperienza accademica e pratica nell'esecuzione di inventari in svariati tipologie boschive e nella elaborazione statistica dei dati a partire dai singoli alberi fino alla quantificazione della densità di Carbonio per ettaro (upscaling in termine tecnico). Dove non si dispone di tavole di cubatura è necessario stimare la biomassa mediante l'abbattimento di alcuni alberi modello opportunamente scelti per rappresentare la diversità della foresta o mediante schemi di campionamento probabilistici "multistage" quali lo RBS (Randomized Branch Sampling) e lo IS (Importance Sampling). L'incertezza che affligge le stime viene valutata mediante algoritmi di propagazione dell'errore (in caso di utilizzo di metodi di upscaling allometrici) o mediante ripetuti sottocampionamenti dei dati (Bootstrap resampling e approsimazione Monte Carlo). Contatta Dendrocultura per qualsiasi consulenza. |
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